"Quando sarete nell'urna, chiedetevi se state meglio oggi di quattro anni fa". La frase che per mesi gli strateghi di Obama tentano di rigirare in un meno rischioso "chiedetevi chi ha un piano migliore per i prossimi quattro anni", però, non è farina del sacco di Romney o dei suoi spin doctor: a pronunciarla per la prima volta è stato Ronald Reagan.
Questa, come la maggior parte delle parole d'ordine della destra americana: deregulation, taglio delle tasse, aumento della spesa militare, riduzione del ruolo del governo federale a favore degli stati.
Dall'economia alla politica estera, dalla piega conservatrice in campo sociale fino a ruolo della religione in politica, il partito repubblicano come lo conosciamo da trent'anni in qua lo ha inventato Reagan negli anni Ottanta. Più precisamente, il 20 gennaio 1981, quando nel suo discorso inaugurale disse chiaramente: "in questa crisi il governo non è la soluzione: il governo è il problema".
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venerdì 9 novembre 2012
Usa 1972, la madre di tutte le sconfitte democratiche
Sulle autostrade americane è difficile vedere una macchina senza adesivi sul paraurti: "mio figlio è un genio", "vota Obama-Biden 2012", "Cristo risorgerà", "Io mi tengo le mie armi e i miei soldi, tu Obama tieniti il tuo 'change' " (i tuoi spiccioli). Ma nel 1973, in pieno scandalo Watergate, il bumper sticker più popolare era questo: "Non prendetevela con me, sono del Massachusetts".
Cosa c'entrava lo stato del New England con lo spionaggio ordinato da Richard Nixon? Era l'unico -su cinquanta! - in cui l'anno prima i grandi elettori avevano votato il suo avversario, George McGovern. Per i democratici, però, questo nome non incarna né integrità né onestà politica; piuttosto, è sinonimo di Caporetto e di Waterloo. Quarantasette milioni contro ventinove, 60,7% a 37,5%: la madre di tutte le sconfitte.
Cosa c'entrava lo stato del New England con lo spionaggio ordinato da Richard Nixon? Era l'unico -su cinquanta! - in cui l'anno prima i grandi elettori avevano votato il suo avversario, George McGovern. Per i democratici, però, questo nome non incarna né integrità né onestà politica; piuttosto, è sinonimo di Caporetto e di Waterloo. Quarantasette milioni contro ventinove, 60,7% a 37,5%: la madre di tutte le sconfitte.
domenica 4 novembre 2012
1 x 2: e se finisce pari?
Secondo il New York Times, ci sono solo 5 possibilità su 512. Ma chiunque sia cresciuto giocando alla schedina, sa che la sfiga è sempre una delle variabili in gioco. E anche nelle elezioni americane, il pareggio tra Romney e Obama è una possibilità. Meno dell'1%, ma possibile.
Se entrambi i candidati avessero 268 collegi elettorali, chi diventerebbe presidente?
Probabilmente Romney andrebbe alla Casa Bianca e Joe Biden sarebbe il suo vice.
Ecco perchè.
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Perchè l'Ohio è in bilico
Gli swing states sono gli stati in bilico, dove il risultato del voto è scontato. Tutti sanno che la California voterà democratico e il Texas repubblicano, ma alcuni stati minori ogni tanto cambiano idea. Il Nord Carolina e il Colorado, per esempio, nel 2008 hanno votato per Obama grazie all'incessante lavoro del porta a porta di centinaia di volontari. Il Wisconsin è incerto perchè nel 2010, alle elezioni di mezzo termine, i repubblicani sono riusciti a strapparne la maggioranza. In Florida l'immigrazione (interna e non) cambia di continuo la demografia della popolazione, rendendo imprevedibile il risultato.
L'Ohio invece è sempre in bilico. E fatta eccezione per il 1960, quando Kennedy divenne presidente senza conquistarlo, ha sempre votato per il vincitore. Perchè?
sabato 3 novembre 2012
Marchionne fa da testimonial per Obama
La campagna elettorale di Obama ha deciso (saggiamente) di non mollare l'osso: con il falso spot su Chrysler che spostava posti di lavoro in Cina, Romney potrebbe aver alienato molti elettori nello stato cruciale dell'Ohio.
E per mantenere viva l'attenzione su questa clamorosa bugia, hanno preparato un video:
"Come rovinare la reputazione della tua campagna elettorale in cinque passi", à la Romney.
Inevitabilmente, nel video compare pure Sergio Marchionne.
Eccolo qua.
E per mantenere viva l'attenzione su questa clamorosa bugia, hanno preparato un video:
"Come rovinare la reputazione della tua campagna elettorale in cinque passi", à la Romney.
Inevitabilmente, nel video compare pure Sergio Marchionne.
Eccolo qua.
venerdì 2 novembre 2012
Il rush finale è porta a porta
Puoi fare una gita in Florida?
O in Ohio, in Colorado, in North Carolina.
Migliaia di volontari per Obama in stati come la Georgia o il Kansas stanno ricevendo email del genere. Ed è inutile sprecare energie in stati che sono dati per persi da mesi.
Ormai non si tratta più di convincere gli elettori, ma di motivarli ad andare alle urne.
Un esercito di volontari sta bussando porta a porta ai democratici iscritti alle liste elettorali per assicurarsi che abbiano già votato (le urne aprono diversi gironi prima) per ridurre la fila martedì prossimo e assicurarsi che chi si decida all'ultimo minuto riesca a votare, o per assicurare un passaggio a chiunque non abbia un mezzo per recarsi al seggio.
O in Ohio, in Colorado, in North Carolina.
Migliaia di volontari per Obama in stati come la Georgia o il Kansas stanno ricevendo email del genere. Ed è inutile sprecare energie in stati che sono dati per persi da mesi.
Ormai non si tratta più di convincere gli elettori, ma di motivarli ad andare alle urne.
Un esercito di volontari sta bussando porta a porta ai democratici iscritti alle liste elettorali per assicurarsi che abbiano già votato (le urne aprono diversi gironi prima) per ridurre la fila martedì prossimo e assicurarsi che chi si decida all'ultimo minuto riesca a votare, o per assicurare un passaggio a chiunque non abbia un mezzo per recarsi al seggio.
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Mitt e l'auto
Mitt Romney a dieci anni in un'auto della American Motors Co.
Dall'Ohio al Michigan.
Lo spot di Romney su Chrysler e GM (in cui sostiene, smentito, che stiano per spostare la produzione in Cina) continua a far discutere.
Gli operai di Toledo, dove si fabbricano le Jeep, sono furiosi. E anche nella vicina Detroit, dove Romney è cresciuto, il fatto che abbia mentito sapendo di mentire non va giù.
Il padre di Mitt, George, era governatore del Michigan e sapeva come trattare con l'industria automobilistica.
Il Michigan non è importante quanto l'Ohio, da cui dipendono le sorti di queste elezioni, ma Mitt potrebbe perdere consensi nel voto popolare. È considerato che la stampa nazionale comincia a prospettare un pareggio nei collegi elettorali (269 ciascuno), c'è poco da scherzare.
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mercoledì 31 ottobre 2012
Marchionne vs. Romney
Se interviene persino Marchionne, solitamente restìo a commentare in alcun modo la politica, allora può darsi che Romney l'abbia davvero fatta fuori dal vaso, stavolta.
In uno spot andato in onda nello stato chiave dell'Ohio (vedi post precedente) la campagna di Romney sosteneva che "gli italiani" stessero per spostare in Cina la produzione della Jeep come risultato delle politiche industriali di Obama.
In una lettera a tutti i dipendenti, Marchionne ha sbugiardato Romney, notando che la produzione della Jeep in America è triplicata dal 2009 ad oggi, creando 11,200 nuovi posti di lavoro
"Suggerire qualcosa di diverso è semplicemente inaccurato".
In uno spot andato in onda nello stato chiave dell'Ohio (vedi post precedente) la campagna di Romney sosteneva che "gli italiani" stessero per spostare in Cina la produzione della Jeep come risultato delle politiche industriali di Obama.
In una lettera a tutti i dipendenti, Marchionne ha sbugiardato Romney, notando che la produzione della Jeep in America è triplicata dal 2009 ad oggi, creando 11,200 nuovi posti di lavoro
"Suggerire qualcosa di diverso è semplicemente inaccurato".
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martedì 30 ottobre 2012
Romney e le bugie sulla Fiat
A una settimana dalle elezioni, tutti gli sforzi sono ormai concentrati negli stati chiave. I più importanti (per il numero di collegi elettorali che rappresentano) sono la Florida e l'Ohio. Quest'ultimo è fondamentale per Romney: nessun candidato repubblicano ha mai vinto senza l'Ohio. I sondaggi danno il presidente in leggero vantaggio (nel nord dello stato ci sono le industrie automobilistiche salvate da Obama) e Romney sta concentrando i suoi ultimi sforzi qui.
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sabato 27 ottobre 2012
Think Pink!
Al secondo dibattito presidenziale, sia Ann Romney che Michelle Obama indossavano un vestito rosa shocking, una scelta non casuale. Ottobre è il mese della lotta al cancro al seno (di cui la Romney si è operata nel 2008) e non c'era vetrina migliore.
Ma nelle ultime settimane il rosa fa spesso capolino anche dal polsino immacolato della camicia di Barack Obama, che porta il braccialetto per mostrare il suo sostegno alla ricerca contro il cancro e, più prosaicamente, per raccogliere le simpatie delle donne.
Il voto femminile sarà un fattore decisivo il prossimo sei novembre, per una semplice ragione: le donne votano più degli uomini. A fasi alterne Mitt ha riguadagnato terreno nella metà campo che finora è stata terreno dei democratici, anche se le uscite di alcuni membri del suo partito (questa settimana, quella di Mourdoch sull'aborto) ne hanno frenato la risalita.
Se non fosse che lo staff democratico lo prende già in giro perchè da qualche giorno ricicla gli slogan che furono di Obama nel 2008 ("big change" è l'ultima promessa) potrebbe comprarselo anche Romney. Ma il diavolo sta nei dettagli.
sabato 6 ottobre 2012
Di cosa non si è parlato al dibattito
C'era un argomento che stava a cuore a molta gente, in Colorado, ma che non è stato nemmeno sfiorato nel dibattito di mercoledì scorso: le armi.
Nei dintorni di Denver sono avvenute due delle più sanguinose stragi degli ultimi quindici anni Columbine e Aurora.
Stephen Barton, uno dei sopravvissuti alla sparatoria del cinema della scorsa estate aveva iniziato una campagna di sensibilizzazione per portare la riforma delle armi al centro del dibattito politico.
In un video ripreso da diverse testate online, Stephen siede in un cinema vuoto e dice che nei prossimi quattro anni, indipendentemente da chi vinca le elezioni, 48mila americani verranno uccisi a colpi d'arma da fuoco. "Sono abbastanza persone da riempire duecento cinema".
martedì 2 ottobre 2012
Non è paese per sindacati
Non è un anno facile per i sindacati americani, e ancora peggiore per il rapporto con i Democratici.
Lo sciopero degli insegnanti di Chicago ha messo Barack Obama fra l'incudine e il martello (il rischio di perdere l'appoggio di sigle importantissime in termini elettorali o perdere la faccia rinnegando una propria riforma); la scelta di tenere la Convention a Charlotte, il mese scorso, ha irritato l'AFL-Cio, l'ombrello sotto cui si tritrovano la maggior parte dei sindacati, perchè il Nord Carolina è uno degli stati in cui l'organizzazione sindacale è seriamente ostacolata da una serie di leggi; in Wisconsin i dipendenti pubblici hanno perso gran parte del proprio potere di contrattazione.
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lunedì 1 ottobre 2012
Le elezioni si decidono a Wisteria Lane
Sulle mappe degli staff di Obama e Romney gli stati cerchiati in rosso, i cosiddetti "battleground states" sono pochi. La stragrande maggioranza del paese è considerato "fly over": un posto da guardare dal finestrino dell'aereo. Il Sud è repubblicano, gli stati centrali pure, le coste con le loro immense metropoli sono democratiche: inutile impegnarsi più di tanto. Tutti i comizi, i messaggi pubblicitari, i volontari sono mobilitati negli stati in bilico: Ohio, Colorado, Nevada, Iowa, Florida, New Hampshire, Virginia, Nord Carolina e Wisconsin.
Ma anche a livello locale ci sono dei territori dati per persi (o vinti): le città tendono a votare a sinistra, le zone rurali a destra. L'ultimo campo di battaglia sono i sobborghi.
Ma anche a livello locale ci sono dei territori dati per persi (o vinti): le città tendono a votare a sinistra, le zone rurali a destra. L'ultimo campo di battaglia sono i sobborghi.
sabato 22 settembre 2012
E' un nostro diritto!!
Per noi europei, l'impulso è quasi irresistibile. Ma anche se l'occasione si presenta, è meglio evitare di affrontare con un americano (specialmente del sud, specialmente del Texas) l'argomento armi. Nella maggioranza dei casi farete un ottimo esercizio di retorica, vi ribollirà il sangue, ma vi scontrerete contro un muro di gomma e non ne caverete niente.
Parlo per esperienza.
il mio ultimo interlocutore -ma il seguente copione può essere declinato in molte altre varianti - si chiama Matt, è laureato in medicina e voterà Obama alle prossime elezioni. Prende in giro suo fratello che voterà per Mitt Romney, ma ogni tanto il sabato l'accompagna al poligono di tiro e in casa ha una pistola.
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