venerdì 26 ottobre 2012

L'improbabile Hillary e il futuro leader dei Democratici

"improbabile: aggettivo.
1. difficile che accada, in dubbio
2. con poche prospettive di successo."

Il portavoce di Hillary Clinton ha spedito questa nota per "chiarire il significato di quanto detto dal segretario di stato". In un'intervista al Wall Street Journal di giovedì la Clinton sembrava lasciare aperta la possibilità di un secondo incarico in una seconda presidenza Obama, dichiarando: "me l'hanno chiesto in molti, ma è improbabile".

Di una lunga pausa aveva già parlato Bill Clinton un mese fa, dicendo "non so cosa farà, ma ha bisogno di riposarsi: è stata first lady, senatore, candidata alle primarie e poi segretario di Stato".

Una pausa prima di cosa, di ricandidarsi? Lei non lo dice, e non ne ha bisogno: sono in molti a pensare che non abbia digerito la sconfitta alle primarie del 2004, e che abbia intenzione di riprovarci, magari prendendo le necessarie distanze dalla seconda presidenza Obama.
Lo stesso articolo del WSJ riportava la battuta del consigliere di Stato cinese Dai Bingguo: "Sarai ancora giovane quando diventerai presidente".

Hillary o non Hillary, Obama o non Obama, comunque vada, il 7 novembre a Washington comincerà un'altra partita che si giocherà lontano dai riflettori: cercare il nuovo volto del partito democratico.

Julian Castro, il sindaco di San Antonio che ha fatto il discorso principale alla Convention di Charlotte, e che tutti si sono affrettati ad accostare all'Obama del 2004, dovrebbe prima candidarsi al Senato (magari per lui se ne parla nel 2020): gli Stati Uniti sono troppo grandi perché un sindaco salga alla ribalta nazionale così rapidamente senza passare da un incarico di maggior rilievo (tipiacamente, il ruolo di governatore o quello di senatore).
L'altro astro nascente è un professore di Harvard, si chiama Elizabeth Warren ed è candidata al Senato nel Massachussetts.
Probabilmente la maggior parte degli americani non ne hanno mai sentito parlare, ma hanno sentito le sue parole. Il refrain "you didn't built that" - non l'hai costruito da solo, con cui Barack Obama ha cercato di far passare il messaggio che senza un governo forte che investe nelle infrastrutture, nemmeno le più grandi aziende sarebbero cresciute - è in realtà della Warren: "non c'è nessuno in qusto paese che sia diventato ricco da solo, le strade su cui viaggiano i prodotti per raggiungere i mercati sono state costruite con i soldi di tutti".

Il New Yorker (che ha l'occhio lungo, nel 2004 dedicò un profilo a Obama chiamandolo Il Candidato) le ha dedicato otto pagine, ha un aneddoto malizioso. Nel febbraio 2011 Barney Frank (quello della riforma di Wall Street, la Dodd-Frank Bill), incontrando il presidente Obama, gli fece il suo nome per un'agenzia governativa, aggiungendo che lei però intendenva candidarsi al Senato. "Davvero punta al Senato?" chiese Obama. E Frank: "Mr. President, penso che punti al lavoro che fa lei adesso, ma deve pur cominciare da qualche parte".


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